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Il 13 maggio la Commissione UE ci dirà se andremo in vacanza

Il piano europeo per salvare il turismo estivo

Dalla Commissione europea trapelano delle indiscrezioni su quello che dobbiamo aspettarci per le nostre prossime vacanze estive.

Il settore del turismo è una delle priorità per l'Europa, contando per il 10% del PIL totale, e come ben sappiamo è ancora più importante per gli stati del Sud, tra cui in primis Italia, Spagna e Francia. Per questo, il 13 maggio dovrebbe essere discussa l'adozione di un pacchetto di iniziative mirate a tutelare un'industria così importante per il continente.

La notizia non è ufficiale, ma è stata lanciata da uno dei maggiori media network europei, specializzato in questioni di politica comunitaria, EURACTIV.com, il quale dichiara di aver aver potuto visionare un documento interno della Commissione europea datato 4 maggio.

I punti in discussione sono i seguenti:

 

  • Comunicazioni riguardanti il turismo;

  • Protocolli su salute e sicurezza per le principali località turistiche, compresi alberghi e altre strutture ricettive;

  • Linee guida per la ripresa in sicurezza del trasporto passeggeri;

  • Linee guida per la rimozione delle frontiere interne;

  • Comunicazioni relative alla valutazione sull' applicazione delle restrizioni temporanee ai viaggi non essenziali verso l'UE;

  • Raccomandazioni su buoni viaggio forniti come modalità di rimborso alternativa affinché siano sicuri e vantaggiosi.

 

La fonte sostiene che la pianificazione è indicativa e la Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, potrebbe modificare l'elenco prima della prossima riunione, ma il collegio dovrebbe comunque adottare tutte queste iniziative.

Il turismo è l'industria europea che rischia di più a causa della pandemia di COVID-19 e delle misure adottate dai vari governi, limitando gli spostamenti sia tra diverse nazioni sia all'interno dei singoli stati. La Commissione sembra quindi reagire alle richieste di 9 membri (Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Francia, Malta, Cipro, Bulgaria e Romania), i quali premono per un superamento coordinato a livello UE delle restrizioni, includendo regole omogenee sugli spostamenti.

 

Grecia, Francia e Croazia pronte a riaprire ai turisti?

La possibilità di viaggiare e andare in vacanza dipende direttamente dall'eliminazione delle restrizioni imposte sui movimenti. Per questo, sono molte ormai le nazioni che hanno delineato un calendario delle riaperture, tenendo in forte considerazione proprio l'aspetto del turismo. La Grecia sta studiando un piano per rilanciare il settore dal primo luglio, mentre la Francia consentirà nuovamente di viaggiare liberamente a partire dal 15 giugno.

Due aspetti sembrano certi: il primo è l'intenzione da parte della Commissione di stabilire dei protocolli che consentano la tutela di turisti e lavoratori su tutto il territorio dell'Unione, magari arrivando a seguire la proposta della Croazia di istituire un certificato di rischio ridotto. Il secondo, ma ancor più fondamentale e sottolineato dall'Alto Rappresentante per le relazioni estere dell'UE, Josep Borrell, tutto "dipenderà da come avverrà l'attenuazione [delle restrizioni ai movimenti]".

Non si può ancora infatti essere certi dei tempi, perché i governi nazionali, come la Commissione stessa, adatteranno i calendari e i provvedimenti riguardanti le riaperture in base alle cifre del contagio. In poche parole, se il numero di infetti dovesse salire in aree di dimensioni rilevanti, si dovrà essere pronti a fare marcia e tornare a limitazioni più stringenti.

 

La questione dei rimborsi aerei

In calendario per la Commissione, torna la controversia riguardanti i voucher che le compagnie aeree offrono come unica possibilità di rimborso dopo la cancellazione del volo. La questione riguarda già i viaggiatori bloccati negli ultimi 3 mesi e si vorrebbe evitare di iniziare la stagione estiva con ulteriori incertezze. Tra i 27 Stati membri, 20 governi hanno chiesto o si sono espressi a favore dell'opzione voucher, giustificando la propria posizione con il rischio di fallimento a cui andrebbero incontro le compagnie aeree. Anche all'interno dell'Europarlamento si sta creando una maggioranza a supporto di questa linea e che prova ad esercitare pressioni sulla Commissione.

Di diversa opinione è l'eurodeputata ceca Dita Charanzová, membro del comitato per la protezione dei consumatori (IMCO), secondo cui i voucher dovrebbero restare una scelta per il passeggero, e che i pacchetti di aiuti di Stato elargiti alle compagnie aeree dovrebbero includere l'obbligo di rispettare le norme sui rimborsi. Inoltre, ha anche sottolineato la necessità di aiutare il settore dei viaggi e suggerito di stabilire criteri a livello europeo per i voucher, se necessario.

Tra questi, una data di scadenza di sei mesi invece di un anno come quelli offerti ad oggi, la protezione contro l'eventuale insolvenza da parte delle compagnie aeree, la garanzia dei contanti per le persone che hanno perso il lavoro durante la crisi e l'obbligo che i voucher abbiano un valore superiore al valore del biglietto originale. Chiaramente, tali regole sarebbero volte a ridurre i tempi durante i quali i consumatori si troverebbero esposti a livello di denaro e al rischio di eventuale fallimento della compagnia aerea. Tutto questo si trova in perfetta linea con quanto ribadito più volte nel corso di questa crisi da parte del Commissario per i Trasporti, Adina Valean e del Vicepresidente della Commissione, Vera Jourova: la pandemia di coronavirus è una circostanza straordinaria e in quanto tale le norme da seguire sono stabilite nel Regolamento CE 261/2004, quindi se le compagnie aeree vogliono evitare ad ogni costo di restiruire il denaro ai passeggeri, devono rendere più appetibili i voucher.

 

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