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Ryanair contro tutti

no landing land

Lotte contro i sindacati più o meno note, ma anche accordi che hanno violato le norme sulla concorrenza e basi italiane a possibile rischio di chiusura: la prima compagnia aerea d’Europa spinge sempre più in là il limite.

La compagnia irlandese è in vetta al mercato europeo per numero di passeggeri, ma questo paradossalmente non è il risultato che ha garantito a Ryanair un posto nella storia dell’aviazione civile. Il cambiamento che ha infatti rappresentato per le abitudini dei viaggiatori del continente è infatti epocale, per come, grazie alla deregulation del settore aereo nel 1997, ha reso il volare da un piccolo evento a quella che può essere oggi un’abitudine per tutte le tasche.

A raccontare questo successo sono stati in molti, spiegando che il risparmio viene creato da ogni componente del sistema viaggio aereo: organizzazione degli orari dei voli, programmazione scientifica delle attività previste tra un volo e l’altro, acquisto esclusivamente di Boeing 737 come aerei per abbattere i costi, ottimizzazione di tutti gli spazi in volo, da quelli destinati ai passeggeri a quelli per i bagagli. Ma non è tutto, c'è infatti anche una parte meno virtuosa.

21-25 agosto e 2-4 settembre: gli ultimi scioperi annunciati dai piloti Ryanair

In occasione di scioperi come quelli che sono stati proclamati in Irlanda, Regno unito, Portogallo e Spagna, anche sulla stampa compaiono aggiornamenti su quella che pare essere una sfida infinita tra Ryanair e le organizzazioni sindacali.

Partiamo da qualcosa che sappiamo noi, ma pure chiunque abbia mai reclamato per un disagio aereo subito in conseguenza di uno sciopero della compagnia irlandese, ossia che secondo il vettore in questione, le azioni sindacali sono sempre immotivate. È proprio in questo modo che infatti vengono definite nelle comunicazioni al pubblico. Vediamo nel dettaglio i casi più recenti e quelli attuali.

  • Nel 2018, dopo più di 30 anni di attività, Ryanair riconosce le organizzazioni sindacali, per evitare scioperi di massa durante le vacanze di fine 2017;
  • i piloti Ryanair nel Regno Unito hanno indetto uno sciopero nei giorni tra il 22 e il 23 agosto, a cui si sono uniti i colleghi irlandesi*, e un secondo stop tra il 2 e il 4 settembre. Lo scorso anno lo stipendio annuale era stato aumentato del 20%, i sindacati chiedono ulteriori innalzamenti tra il 57 e il 101% per essere in linea con il mercato. La compagnia ribatte che un Capitano Senior può guadagnare fino a €200000, l’anno, più che con le rivali Jet2 e Norwegian Air;
  • in Portogallo i piloti legati al sindacato SNPVAC incroceranno le braccia tra il 21 e il 25 agosto, per protesta per il mancato rispetto degli accordi 2018 sui giorni di ferie pagate e delle leggi sul congedo parentale (tenete a mente la questione portoghese, tornerà in questo articolo);
  • in Spagna sono stati invece annunciati, ma non ancora programmati, 10 giorni di sciopero a settembre, per protesta a causa della chiusura delle basi Ryanair di Gran Canaria, Tenerife Sud e Girona (anche Girona farà il suo ritorno più in basso).

*Ryanair ha comunicato oggi, 21 agosto, che l'alta corte irlandese ha bloccato lo sciopero previsto per domani e dopo domani. Per questo motivo, per contro, la compagnia aerea non potrà usare questa ragione come causa di forza maggiore per eventuali disagi subiti dai passeggeri. Resta valido invece lo sciopero proclamato nel Regno Unito.

La Commissione europea: aiuti illeciti dalla Francia

A febbraio in Italia, AGCM multò Ryanair e Wizz Air per violazione delle norme sulla concorrenza. Un po’ meno risalto sui media italiani è stato dato alla notizia di una nuova sentenza contro la compagnia irlandese e agli effetti che potrebbe avere.

Nel comunicato stampa emanato dalla Commissione Europea il 2 agosto, emerge che lo stato francese dovrà recuperare 8,5 milioni di euro concessi a Ryanair in violazione delle linee guida sugli aiuti di Stato.

In seguito alla denuncia di una concorrente, la commissione ha investigato sugli accordi che un’azienda di promozione turistica locale strinse tra il 2010 e il 2017 con Ryanair e la sua controllata AMS. Furono stipulati in quel periodo contratti per pubblicizzare Montpellier e dintorni come mete turistiche sul sito del vettore, che però per tre motivi principali hanno portato all’ordine di restituzione:

  • L’ente di promozione non era direttamente collegato all’aeroporto di Montpellier, bensì era sotto il controllo di enti regionali e locali, quindi pubblici;
  • i pagamenti frutto degli accordi non corrispondevano a effettive esigenze di marketing dell’ente di promozione, ma erano in realtà un incentivo per Ryanair a continuare a operare presso l’aeroporto di Montpellier;
  • l’ente locale ha stretto gli accordi direttamente con Ryanair e AMS, senza indire gare d’appalto.

Nello stesso comunicato stampa, la Commissione spiega come negli ultimi anni altri aeroporti siano stati al centro di casi di aiuti illeciti alle compagnie aeree, tra cui Cagliari, Olbia e Alghero, mentre sono in corso indagini su Francoforte-Hahn e gli spagnoli Reus e Girona.

È importante sottolineare che per le normative europee è consentito fornire incentivi o sussidi pubblici alle compagnie aeree, a condizione che:

  • essi vengano elargiti dagli aeroporti o da enti locali;
  • siano sconti su tariffe aeroportuali o premi o incentivi in linea con gli standard del mercato.

Le basi Ryanair in Europa e in Italia sono a rischio chiusura?

Ryanair ha fatto trapelare la notizia della prossima chiusura di un numero imprecisato di basi nel continente per l’inverno prossimo. Ovviamente la cosa ha scatenato reazioni da parte dei lavoratori nei vari paesi dove opera la compagnia, ma per ora ci sono poche cose che possiamo considerare sicure.

Innanzitutto, saranno lasciate le già citate basi spagnole di Gran Canaria, Tenerife Sud e Girona, e la portoghese Faro. Motivi dichiarati di questi provvedimenti sono principalmente il ritardo nella consegna di 30 aerei 737 MAX da parte di Boeing, calo delle entrate e timori relativi alla Brexit.

Per quanto riguarda la situazione del nostro paese, Ryanair ha tranquillizzato i sindacati italiani, spiegando che verrà ridimensionato il personale a livello europeo, ma la situazione dei lavoratori italiani dovrebbe rimanere invariata.

Una strategia sempre al limite

Guardando all’intero quadro europeo, è difficile non collegare il calcolo mirato ad aumentare ogni possibile margine di guadagno, ai rapporti di Ryanair con organizzazioni sindacali ed enti locali.

Finora è stata annunciata la chiusura di 4 basi durante il prossimo inverno. Mentre non abbiamo informazioni su 2 di esse, delle altre una (Girona) è attualmente sotto indagine per questioni simili a quella che ha portato alla restituzione di €8,5 mln in Francia. Di Faro colpisce che la decisione sia stata presa nel paese in cui il sindacato ha lamentato il mancato rispetto di accordi e leggi locali e nonostante la dichiarazione di un luglio 2019 in crescita del 9% rispetto all’anno scorso a livello aziendale.

La compagnia irlandese sembra puntare esclusivamente sui margini di guadagno maggiori e più sicuri e in alcuni casi non si è dimostrata fedele alla parola data ai propri dipendenti. Quanto si può essere sicuri quindi del futuro delle basi italiane?


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