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easyJet annuncia emissioni zero!

 

Johan Lundgren, amministratore delegato di easyJet dichiara che la compagnia opererà a emissioni zero a partire dall’anno in corso. Vediamo quali elementi abbiamo per capire se sia realtà o solo un tentativo di attirare i millennials che sempre più hanno a cuore le tematiche ambientali.

Non è tutto verde come sembra

In occasione della presentazione dei risultati annuali al 30 settembre 2019, easyJet ha spiegato come affronterà la sfida delle emissioni inquinanti.

Si parte subito dal discorso denaro: nel prossimo bilancio, 25 mln di sterline (circa 25 pence a passeggero) sono destinati a progetti riguardanti energie rinnovabili, riforestazione e a favore delle comunità, il tutto per compensare la produzione di gas inquinanti, frutto dei propri velivoli. Lundgren ha spiegato che questa è una misura temporanea, adottata nell’attesa che la tecnologia consenta di ridurre radicalmente gli scarichi emessi dai velivoli commerciali.

È da notare che questa misura è parte di altre iniziative rivolte allo stesso obiettivo, come ad esempio la single engine taxiing, ossia lo spostare l’aereo sulla pista utilizzando solo uno dei motori, ma come vedremo proseguendo, il piano ha uno spettro più ampio.

cieli sporchi

“L'aviazione dovrà reinventarsi il più rapidamente possibile”

La frase dell’amministratore delegato di easyJet riconosce e rende in qualche modo ufficiale un fatto che l’industria stentava a riconoscere in pubblico. Produttori di aerei e compagnie commerciali hanno un approccio diverso al problema dell’inquinamento, rispetto all’industria automobilistica, che si concentra sempre di più sulla produzione di auto puramente elettriche. I viaggi in aerei spinti da batterie non sono ancora fattibili nel prossimo futuro. Piuttosto, le aziende cercano di ridurre il peso dei jet e stanno testando nuovi carburanti, inclusi i biocarburanti.

La mossa di easyJet segna un sorpasso rispetto alle recenti promesse fatte dalle rivali, tra cui British Airways, la cui società madre, IAG, ha promesso il mese scorso di rendersi neutra in termini di emissioni di carbonio entro il 2050 e di compensare quanto prodotto dai voli nazionali l'anno prossimo. Il gruppo tedesco Lufthansa ha invece lanciato una tariffa extra, con la quale il passeggero può pagare per compensare l'anidride carbonica immessa nell'aria col proprio viaggio.

Le persone possono scegliere come viaggiare e riflettono sull’impatto ambientale dei diversi mezzi di trasporto

Johan Lundgren, amministratore delegato di easyJet

Si parte da 3 sterline a tonnellata di CO2

La compagnia aerea sostiene di aver ottenuto un prezzo relativamente basso per le attività che avranno il ruolo di compensazione delle emissioni, in quanto ha firmato un contratto triennale per l’acquisto “all'ingrosso”, per meno di £3 per tonnellata di CO2. Lundgren nel suo discorso ha affermato che i 17 progetti facenti parte del programma sono stati "verificati secondo gli standard più restrittivi ... controllati e monitorati per fornire compensazioni ambientali efficaci". La compagnia aerea prevede di sviluppare i propri piani per continuare a compensare le emissioni anche dopo questo triennio.

Nel frattempo, è stata annunciata una partnership con Airbus per sviluppare velivoli ibridi ed elettrici (un memorandum d’intesa, quindi nulla è davvero certo in proposito). La compagnia low cost continuerà anche a lavorare con Wright Electric, società statunitense che ha sviluppato un aereo elettrico a nove posti che, da proclami di fine 2018, avrebbe dovuto affrontare i primi test in queste settimane, ma di cui non si hanno notizie ufficiali da un po’ di tempo.

Ambientalisti come quelli di Greenpeace hanno messo in dubbio il piano di easyJet, citando un'analisi che suggerisce come gli schemi di compensazione non siano efficaci come si sostiene: per aiutare veramente l'ambiente, le autorità dovrebbero imporre una tassa frequent-flyer per ridurre il numero di voli.

“Questo è un tentativo di dimensioni gigantesche di apparire puliti”, ha detto Doug Parr, capo del dipartimento scientifico di Greenpeace UK. "Non c'è niente che abbia a che fare con zero emissioni da parte dei loro aerei".

Effettivamente, le imprese compensano le emissioni investendo in progetti ambientali, come la coltivazione di alberi, per bilanciare le loro cosiddette carbon footprint, ma le associazioni e i gruppi più “verdi” tendono a definire queste come scorciatoie che non risolvono davvero il problema. 

Lundgren non si è sottratto dal rispondere a tali critiche: "La compensazione delle emissioni di anidride carbonica non è una truffa… È scientificamente provato che la compensazione delle emissioni funziona, quando si lavora seguendo un progetto come questo, che è accreditato secondo gli standard più elevati. Il dibattito è su ciò che si sta facendo a lungo termine… cosa si sta facendo in aggiunta alla compensazione". 

Il verde è il colore della natura, ma anche dei soldi

Non sono solo Greenpeace e le altre associazioni ambientaliste a nutrire dubbi. Abbiamo già toccato l’argomento nel terzo punto di un precedente articolo, ma ora possiamo andare scendere più nel dettaglio con il caso easyJet.

Aver inaugurato nuove rotte da Birmingham verso Edimburgo e Glasgow, che hanno molte opzioni alternative via treno, non ha certo contribuito né a dare molta credibilità al “progetto verde” della compagnia aerea inglese, né alla popolarità tra i consumatori, dopo le notizie sugli aumenti delle tariffe last minute e quelli seguiti al crack di Thomas Cook, quando si è approfittato della necessità per molti viaggiatori di tornare a casa urgentemente.

La compagnia inglese nell’ultimo trimestre ha registrato un calo dei profitti da 578m di sterline a 427m, nonostante sia stato attutito da una moltitudine di scioperi dei piloti di British Airways e Ryanair. EasyJet stessa ha attribuito questo calo all'aumento dei prezzi del carburante e a un ambiente operativo difficile (molte compagnie continuano a lamentare il fatto che i passeggeri facciano valere i loro diritti). Infatti, i passeggeri durante l’ultimo anno sono saliti dell’8.6%, ma i posti disponibili 10.3%. Come risultato, i voli della low cost arancione sono risultati occupati per il 91.5% dei posti a disposizione, un calo dell’1.3%. Sebbene la compagnia abbia annunciato che ridurrà i posti vuoti, sempre come misura a favore dell’ambiente, ma che – è facile da capire – va anche a favore delle casse del vettore. Per rendere l’idea, un aereo medio della compagnia, l’A320 da 186 posti, l’anno scorso ha viaggiato con 16 sedili vuoti, che non hanno portato incassi per easyJet, ma solo gas a effetto serra.


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